Giancarlo Baldestein da bambino prodigio a maestro nell’arte dell’hairstyling.

Ormai da più di un anno abbiamo il piacere e l’onore di lavorare con Giancarlo Baldestein. Un fenomeno nel suo campo, con una vita densa di scelte giuste, emozioni, incontri che hanno segnato la sua storia personale e professionale e tanto, tantissimo studio.

Ci ha concesso un’intervista in cui racconta com’è diventato il MAESTRO che è oggi, ma soprattutto condivide spunti di riflessione significativi per le nuove generazioni.

Leggila subito e scopri la sua storia!

Partiamo da una domanda chiave: chi è Giancarlo?

Sono un ragazzo fortunato perché ho trovato un maestro che ha riconosciuto in me delle doti artistiche che io ancora non sapevo di avere.

Sto parlando di Pino Chirico, il campione del mondo del 1970. Un grande maestro dell’acconciatura e un grande tagliatore.

Io lo conobbi dopo aver iniziato a fare questo lavoro in via Veneto.

E perché hai iniziato a fare il parrucchiere?

Ho iniziato per gioco, perché dopo la terza media andai a fare il cartotecnico. Facevo le scatole per Laura Biagiotti: farfalline, sottopetti, girocolli…

Dopo sei mesi un mio amico mi chiese se volessi fare il parrucchiere.

In sei mesi lì facevo già il capoperaio: tagliavo, cucivo, saldavo… e non volevo che quella fosse tutta la mia vita.

Quindi mi licenziai e provai a fare il parrucchiere.

E mi piacque moltissimo. L’ambiente di via Veneto, le modelle e le attrici…

A quei tempi lo shampista non entrava mai in salone, era chiuso in una stanza e faceva solo shampoo.

Un giorno il mio stilista va a prendere un caffè con una cliente e mi dice di fare lo shampoo a una signora, portarla in salone e che sarebbe tornato subito.

Lui non tornava e io mi sono messo lì ad asciugare e fare la piega.

Si arrabbiarono moltissimo e mi licenziarono.

Faccio un po’ di giri e poi incontro Pino Chirico. Lui aveva un grosso progetto: creare il primo salone internazionale in pieno centro.

UNA VERA E PROPRIA INNOVAZIONE PER QUELL’EPOCA!

44 dipendenti, telefoni ad ogni postazione, interfoni, televisori ovunque… una vera e propria innovazione.

Iniziai a lavorare lì e stavo dalla mattina alla sera, con le forbici in mano a copiare le posizioni che assumeva Pino Chirico mentre tagliava i capelli. Copiavo come teneva le forbici, la loro battuta, le direzioni, le posizioni.

E poi… in maniera totalmente naturale… iniziai a tagliare i capelli.

A 16 anni mi mandarono a lavorare a Londra, a imparare i tagli nuovi e quando tornavo a Roma li insegnavo ai miei colleghi. A 16 anni, quindi, in maniera totalmente naturale, diventai direttore artistico.

Perché i parrucchieri vanno a Londra a imparare tecniche di taglio, quando da sempre gli inglesi non spiccano per stile e moda?

Gli inglesi sono più avanti di noi nella ricerca e nell’innovazione.

Quando sei lì e lavori lì, ti rendi conto che i clienti sono più avanti: in fase di consulenza, si affidano totalmente, l’importante è che tu faccia per loro qualcosa di estremamente personalizzato e su misura.

Puoi permetterti di osare, con creste, tagli asimmetrici, con tutto, l’importante è che loro lo vedano cucito su misura.

Quindi probabilmente dipende proprio da questo, dalla loro voglia innata di osare, cambiare, innovare. Non si pongono paletti, non si limitano al “normale”.

E questa loro predisposizione mi ha permesso di imparare tantissimo, mi ha permesso di scoprire la tecnica, di definire e sfoggiare il mio estro artistico.

Tutto questo percorso mi ha permesso non solo di diventare parrucchiere, ma di aprire un’impresa mia, di essere un punto di riferimento nel mondo dell’hairstyling, ma soprattutto di aver fatto veramente la storia di Roma.

È inutile mentirci, se cerchiamo “miglior parrucchiere Roma” tu sei sicuramente un faro in questa professione.

Questa intervista la leggeranno anche i parrucchieri più giovani, quindi ti chiedo, quali sono le maggiori sfide che hai affrontato durante la carriera, che ti hanno messo in condizione di dire “se non avessi fatto quella scelta, oggi magari…” È facile vedere chi sei diventato oggi, senza guardare a cosa ti ha portato qui, quindi… come sei arrivato qui?

Per rispondere a questa domanda, ti continuo a raccontare la mia storia.

A 16 anni faccio il mio primo show al Cosmoprof davanti a 2500 persone.

Con delle forbici piccoline, tagliavo i capelli in maniera precisissima.

E questo mi ha permesso di avere un seguito e, dopo il militare, ho aperto il mio primo salone.

Lo apro lontano dal centro, in una zona residenziale ricca.

E questa è stata una vera e propria sfida. Perché nel mio salone non ci capitavi, dovevi venire di proposito in quella zona per trovarmi. Una sfida che mi ha dato ancora più esperienza e autorevolezza.

Dopo dieci anni, mi stanco, quindi mi avvicino al centro e apro un salone di tre piani.

Lì divento GIANCARLO BALDESTEIN, vengo riconosciuto, faccio il mio primo festival di Sanremo, entro nel mondo della musica.

Faccio dodici festival di Sanremo e nel frattempo conosco Renato Zero, Pino Daniele, Corinne Cléry, Serena Grandi… insomma entro nel mondo dello spettacolo e della musica, inizio ad avere un giro di clienti… speciali!

Il mio successo nasce proprio da questo salone. Dal salone di Via Tuscania.

Tutto quello che sono diventato nasce da quel salone.

Ho seguito Renato Zero ovunque, per dieci anni, mi ha dato la possibilità di seguirlo ovunque, ed è stata un’esperienza indescrivibile. L’ho seguito durante il suo momento più importante e la gente mi riconosceva esattamente come riconosceva lui. È stato veramente qualcosa di indescrivibile.

Ho lavorato divertendomi e stando con lui ho conosciuto la Pausini, Ramazzotti, Mina…

È stato veramente qualcosa di straordinario.

Ne ho fatte di cose…

Pensavo che il tuo successo fosse nato nel salone in Via Veneto… invece…

No, il mio successo è nato in Via Tuscania, ma in Via Veneto l’ho reso internazionale.

Esattamente, mi ricordo che quando sono venuto a trovarti, la settimana successiva, durante il G7 hai pettinato la moglie di Boris Johnson che chiese esplicitamente di te.

Beh sì, devi sapere una cosa, ti racconto un aneddoto interessante.

Dopo essere stato contattato per pettinare la moglie di Boris Johnson, sono andato e di solito si fornisce il documento per questo, devi tipo registrarti.

Invece quel giorno venne da me un agente dei servizi segreti e mi disse che non era necessario perché sapevano tutto di me, chi ero, cosa facevo e come.

Mi accompagnarono senza perquisirmi, senza niente.

La fama ha parlato prima ancora che potessi farlo tu in sostanza.

Sì, infatti a riguardo voglio raccontarti una storia.

Nel salone di Via Veneto avevo una stanzetta privata, riservata alle donne arabe.

Un giorno mi arrivano 20 guardie del corpo che si mettono schierate in tutto il salone coprendo le sette vetrine e mi arriva la principessa Al-Thani, con una maschera d’oro.

Io ovviamente vado ad accoglierla e lei si blocca, le allontanano.

Un uomo non può avvicinarsi.

Quindi ho mandato la mia assistente donna che le ha fatto un cambio look.

Dopo tre quattro mesi mi ha richiamato per andare ad Abu Dhabi, per rifare il look della principessa e anche in questo caso ho mandato la mia assistente e… l’aveva chiamata per una spuntatina di un centimetro!

La cosa più bella di tutte in questi casi, è quello che impari.

La cultura condivisa, tutto quello che scopri.

Ed è una cosa che posso dire di tutti gli anni di lavoro.

È una cosa che vale per tutta la gente che ho incontrato.

E da Via Veneto a Fregene, com’è cambiata la tua vita professionalmente, com’è cambiato il clima?

Posso dirti una cosa? Non è tanto cambiato.

Perché una fetta di ambiente internazionale me la sono portata anche qui.

Le mie clienti scelgono di seguirmi per rifarsi il look, per la professionalità che continuiamo a garantire anche qui a Fregene.

E invece in relazione al team, hai sempre avuto squadre grandi, qual è il tuo modo per tenere aggiornato il team sulle ultime tendenze, quali sono le abitudini lavorative che hai instaurato?

Tu sai benissimo che io sono ambassador di un’azienda internazionale, che è Goldwell.

Cosa succede, quando sei diventato un architetto che sa costruire case, che ha la conoscenza per farlo, puoi costruirla come vuoi. Se sai farla, puoi farla come vuoi.

Quindi faccio formazione interna, mi tengo aggiornato e quando lavori con un’azienda internazionale hai modo di confrontarti con tutto il mondo.

E quali sono le tendenze attuali che trovi maggiormente accattivanti?

Devo dirti che sono un paio d’anni di tendenze un po’ piatte.

Anche perché nei momenti di guerra non ci sono mai rivoluzioni artistiche e di moda che possano scioccare il mondo.

Quindi siamo in un momento stilistico bello da vedere, ma niente che ti faccia dire “ODDIO È BELLISSIMO”.

Quello che vedo io è un riciclo continuo piuttosto che un’innovazione.

E se dovessi consigliare qualcuno, a chi guardi per trovare ispirazione, per innovare?

Ti racconto una cosa che facevo da ragazzino.

Allora partiamo dal presupposto che gli smartphone ci hanno portato a credere che fare ricerca sia il modo per comprendere la moda.

Invece ai miei tempi dovevi partire, andare e guardare cosa succedeva per strada. Tra le strade di New York e Londra.

Io quando volevo imparare qualcosa andavo a Londra e stavo giornate intere nel negozio di Trevor Sorbie.

Ed è proprio questo ciò che manca oggi.

La ricerca delle basi, la ricerca pura, la scoperta della storia.

Secondo te, questo fenomeno che hai appena raccontato, quanto è direttamente proporzionale al fatto che sempre più parrucchieri fanno fatica a trovare collaboratori?

Questo lavoro non puoi farlo perché hai voglia di fare qualcosa di diverso.

Questo lavoro lo devi amare.

E per farlo ad un certo livello, devi conoscerlo, devi studiare.

Non puoi imparare così tanto per fare. Perché sempre più saloni aprono e chiudono in un anno.

C’è un problema a monte, bisogna far tornare i giovani ad apprezzare, amare, studiare questo lavoro.

Come vedi il futuro del settore, considerando che, subentrano sempre più tecnologie e innovazioni?

Lo vedo sempre in mano a grandi personaggi.

Ma lo vedo sempre più selettivo, non sarà per tutti.

Secondo me ci saranno sempre meno parrucchieri.

E quelli che ci saranno, avranno studiato, imparato e testato.

Giancarlo, ultima domanda: qual è il segreto per mantenere una carriera lunga e di successo come la tua?

L’altro giorno ho fatto un matrimonio, ho fatto i capelli a tutta la famiglia.

Dalla sposa alla più piccolina che aveva due anni.

Quindi la risposta alla tua domanda è che il segreto per mantenere una lunga carriera è non invecchiare con la tua clientela, ma portarti dietro le nuove generazioni.

Se le figlie delle tue clienti vogliono te e anche le figlie delle figlie, tu stai andando avanti con il mondo, stai innovando, sei sempre sull’onda.

L’obiettivo è non invecchiare con le generazioni.

Mai.

Ti lascio con una frase, che ripeto a tutti i miei colleghi, soprattutto ai giovani.

Se ci credi veramente in questo lavoro, fai ricerca e scopri da dove è nato.

Non ti accontentare, studia, impara, cresci e innovati sempre!